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PostHeaderIcon G.C. Beltrami

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PostHeaderIcon L’anima dell’Indiano

Fate un regalo ad un indiano delle riserve e chissà che non vi fornisca canti sacri, miti e folklore su commissione. Così scriveva agli inizi del900 C.A,Eastman uno Sioux Santee nel suo L’ANIMA DELL’INDIANO, memoriale di forte spessore sul mondo interiore Pellerossa.Con insolita preveggenza, Eastman vi anticipava lo slittamento dell’autentica identità culturale del suo popolo sino ai margini del presente New Age; dove il misticismo tribale, dubbiosamente autentico, viene barattato per un pezzo di pane e spacciato per oro colato nei libri, nei convegni, nei blog, con lo stesso incontenibile flusso proveniente dall’asia, con cui il misticismo orientale  ha raggiunto a sua volta l’Europa,. ad uso di un pubblico assetato di sensazioni forti. L’indiano delle riserve avvezzo da più di un secolo ai baraccati, si e’ ben allenato a vendere al curioso o allo studioso, quanti più segreti ancestrali gli vengano richiesti, dimostrandosi un incallito professionista  commerciale e maestro d’affari. Un po’ sciamano, un po’ guerriero, un po’ profeta, purché anche per lui finalmente, sull’onda del successo del momento, un simile cavalcare aiuti a far quadrare meglio il bilancio. Beltrami aveva ben colto già nei primi dell’ottocento, viaggiando fra i sioux e i chippewas il potenziale malessere a cui questi popoli sarebbero accorsi in futuro, a causa del contatto col mondo della razza bianca dominante. Ne traccia resoconti suggestivi col piglio dello psicologo o dell’antropologo più moderno, facendone egli stesso l’esperienza, a torto o ragione, ove il baratto, i termini di esso, sono gli indizi più evidenti di ciò che l’uomo rosso vuole o può cedere all’uomo bianco in termini di scambio merce. A chissà quanti Chippewas o Sioux lungo il st,Peter, Mississippi, gli esploratori avran chiesto l’esatta ubicazione delle sorgenti del padre dei fiumi, prima o dopo il pellegrinaggio di Beltrami, sentendosi rispondere che si , nasceva proprio dove essi l’avevano supposto. I Bianchi vogliono sapere questo e quest’altro? Bene, accontentiamoli.possibilmente al maggior prezzo. Con Cesare Marino, valente studioso di Beltrami e del mondo Indiano, antropologo allo Smitshonian museum di WASGHINGTON, abbiamo dialogato sino a notte fonda, per le vie di Filottrano e setacciato sin dove possibile questi curiosi risvolti del popolo pellerossa, del suo proporsi, tacere, relazionarsi, ridendo di come e quante volte siano riusciti a raggirare le aspettative dei conquistadores, riuscendo a trarre il meglio,sovente dal peggio. Impossibile trarre conclusioni azzardate sugli indiani, sul loro mondo interiore, a meno che essi stessi lo concedano davvero. E a Marino lascerei ogni ulteriore conclusione circa questo excursus nei confronti dei Nativi Americani.Gli Indiani, mi raccontava Marino, a detta di  un suo collega studioso, “sono tutti, malandrini e fattucchieri”, non certo in termini irrispettosi, ma in vista di proporsi con determinate categorie di altri non indiani. Specie allorché questi altri, tronfi della loro apparente superiorità razziale, demografica tecnologica facciano sfoggio di tanto senza risparmio d’immodestia. L’uomo bianco dopo essersi appropriato  della terra dei nativi, pretende di fare altrettanto con il loro costume, con la loro anima. Ma l’uomo rosso e’ qualcosa di meno stupido del modello filosofico di Rousseau, che ne fa un buon selvaggio ancora nel grembo di una natura dell’Eden. La verità dell’anima indiana risiede più specificatamente in quel termine adottato da Eastman, “Hambeday”, quel mistero che genera la razza pellerossa e la protegge dai genocidi più efferati, e la fa rivivere nei tempi voluti dal grande Spirito. Perche’ Hambeday, profondo mistero, può darsi voglia alludere a qualcosa di molto più prossimo al nostro concetto di Padreterno che ad un aggettivo le cui sfumature possono  solo rimandare alle inchieste dell’antropologo, che oltre certi limiti non sà procedere senza la guida del popolo rosso.

 

PostHeaderIcon Il Pellegrino solitario

Beltrami non fu certo il solo Italiano a battere le selvagge piste del nuovo mondo.Prima di lui, Paolo Andreani,  Milanese di nobile schiatta, morto l’anno stesso in cui g c Beltrami poté attribuirsi la scoperta delle sorgenti del Mississipi, aveva lasciato parecchie tracce e resoconti dei suoi travels a cui riferirsi. Se  dell’Andreani, il nostro Beltrami può aver letto, qui non trattiamo, rinviando “l’affaire”  alla competenza indiscussa dell’Antropologo Italo Americano Cesare Marino, dello “Smithsonian Museum” di Washington, che di entrambi gli avventurosi viaggiatori ha trattato e rivelandosi in entrambi i casi il massimo esperto vivente in materia. Certo e’ invece che una crescente schiera di viaggiatori Italiani, rivestiti di tonaca o fregiati di blasone, ebbero modo,a seguito di  Beltrami di conquistarsi quella fetta di gloria nello sterminato NORTH WEST, dell’epoca d’oro dei Traders, dei trappers, in quel lungo momento storico di li a un secolo a venire, già Epica, Leggenda e cinema. Questi antesignani, Andreani, o ancora, Mazzucchelli, o Arese, contribuirono a determinare l’atteggiamento degli Italiani nei confronti dell’America del nord, asserisce il Prof. Andrew Rolle, nel suo “Gli Emigranti vittoriosi”, libro che abbatte ogni pregiudizio Americano verso il contributo  Italiano, a favore della civilizzazione del Grande Paese. Il libro del Prof. Rolle , spezza con giusto equilibrio,una lancia a favore di Giacomo Costantino ritenendolo personaggio di vaglia e tutt’altro che sprovveduto viaggiatore, suscitando non poche polemiche fra la letteratura storicistica. Beltrami in America, contrariamente a ciò che si e’ indotti a credere, ha nel suo borsone da viaggio in cuoio, una cospicua quantità di segreti a cui non si è potuto ancora accedere, per cui un ritratto del personaggio definitivo resta tuttora a livelli di sinopia, dove si, le caratteristiche peculiari emergono e sono leggibili, ma non sempre convincenti o determinanti per archiviare il caso. Molti di questi segreti trapelano tra gli spazi di una riga e l’altra dei suoi diari, ormai di pubblico dominio, e che andrebbero intravisti alla luce delle tappe del suo spostamento fisico dal vecchio al nuovo mondo. Con l’Overture Della I lettera alla Contessa Compagnoni di Macerata, scritta da Livorno, l’esule,gia’ carico di disavventure gioiose o amare, apre un capitolo nuovo al proprio inquieto destino di Pellegrino solitario frà uomini, eventi e Nazioni che in questo 150° anniversario di memoria non può più lasciare indifferenti alla vita dell’uomo e al contributo che ha saputo dare all’Italianità ben prima  della raggiunta unità storica. Beltrami ha  diritto di accedere al riconoscimento  da parte di chi in alta e atra sede e’  preposto a rappresentare l’Italia nel mondo. Ma, per favore  qualcosa che vada oltre quei saccenti interventi alla memoria e oltre le parole e le promesse istituzionali compiacenti, la dove cominciano i fatti.

 
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