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Beltrami non fu certo il solo Italiano a battere le selvagge piste del nuovo mondo.Prima di lui, Paolo Andreani,  Milanese di nobile schiatta, morto l’anno stesso in cui g c Beltrami poté attribuirsi la scoperta delle sorgenti del Mississipi, aveva lasciato parecchie tracce e resoconti dei suoi travels a cui riferirsi. Se  dell’Andreani, il nostro Beltrami può aver letto, qui non trattiamo, rinviando “l’affaire”  alla competenza indiscussa dell’Antropologo Italo Americano Cesare Marino, dello “Smithsonian Museum” di Washington, che di entrambi gli avventurosi viaggiatori ha trattato e rivelandosi in entrambi i casi il massimo esperto vivente in materia. Certo e’ invece che una crescente schiera di viaggiatori Italiani, rivestiti di tonaca o fregiati di blasone, ebbero modo,a seguito di  Beltrami di conquistarsi quella fetta di gloria nello sterminato NORTH WEST, dell’epoca d’oro dei Traders, dei trappers, in quel lungo momento storico di li a un secolo a venire, già Epica, Leggenda e cinema. Questi antesignani, Andreani, o ancora, Mazzucchelli, o Arese, contribuirono a determinare l’atteggiamento degli Italiani nei confronti dell’America del nord, asserisce il Prof. Andrew Rolle, nel suo “Gli Emigranti vittoriosi”, libro che abbatte ogni pregiudizio Americano verso il contributo  Italiano, a favore della civilizzazione del Grande Paese. Il libro del Prof. Rolle , spezza con giusto equilibrio,una lancia a favore di Giacomo Costantino ritenendolo personaggio di vaglia e tutt’altro che sprovveduto viaggiatore, suscitando non poche polemiche fra la letteratura storicistica. Beltrami in America, contrariamente a ciò che si e’ indotti a credere, ha nel suo borsone da viaggio in cuoio, una cospicua quantità di segreti a cui non si è potuto ancora accedere, per cui un ritratto del personaggio definitivo resta tuttora a livelli di sinopia, dove si, le caratteristiche peculiari emergono e sono leggibili, ma non sempre convincenti o determinanti per archiviare il caso. Molti di questi segreti trapelano tra gli spazi di una riga e l’altra dei suoi diari, ormai di pubblico dominio, e che andrebbero intravisti alla luce delle tappe del suo spostamento fisico dal vecchio al nuovo mondo. Con l’Overture Della I lettera alla Contessa Compagnoni di Macerata, scritta da Livorno, l’esule,gia’ carico di disavventure gioiose o amare, apre un capitolo nuovo al proprio inquieto destino di Pellegrino solitario frà uomini, eventi e Nazioni che in questo 150° anniversario di memoria non può più lasciare indifferenti alla vita dell’uomo e al contributo che ha saputo dare all’Italianità ben prima  della raggiunta unità storica. Beltrami ha  diritto di accedere al riconoscimento  da parte di chi in alta e atra sede e’  preposto a rappresentare l’Italia nel mondo. Ma, per favore  qualcosa che vada oltre quei saccenti interventi alla memoria e oltre le parole e le promesse istituzionali compiacenti, la dove cominciano i fatti.

 
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